La piazza: la magia non si crea da sola

Piazza 01

Ed è sempre magica la serata al festival in Piazza Grande, è sempre magico. Perché bisogna proprio assistere per vedere, per capire cosa vuol dire avere uno schermo così grande, così tanta gente, perché anche chi arriva sul palco e che si presenta al pubblico resta meravigliata da tutta la gente che c'è davanti, no?

Perché c'erano delle serate – non so, se i numeri sono esatti – non si sa, ma abbiamo superato i 10.000 spettatori, cosa che oggi sarebbe quasi impossibile perché ci sono controlli d'entrata, quindi a un certo punto si fermano, a 8.000, 8.500, si fermano, si interdicono l'accesso. Ma in realtà noi, all'epoca, c'era un controllo d'entrata un po' fantasista, quindi c'erano solo persone che fanno clic, clic, clic, e nessuno diceva che si doveva fermare, quindi si lasciava entrare, e quindi si vedeva la Piazza, ma piena di persone, con dei plianti, con delle sedie lunghe, con tutto ciò che ci permette di sedersi,  quindi è vero che c'erano molte persone, e questo è stato qualcosa di abbastanza straordinario da vivere, quando si vedeva subito questa Piazza, dove non c'era più spazio per mettere chiunque.

Sicuramente la Piazza Grande è un'icona assoluta al mondo, è un'identità di Locarno, questo senza dubbio.  

È un luogo che non è previsto per le proiezioni di cinema, dove si deve costruire ex nihilo una struttura per la proiezione.

Perché ovviamente il sistema di proiezione della Piazza Grande è comunque qualcosa di fatto apposta per la Piazza, perché non c'è niente di standard, è tutto stato fatto su misura.

Ma di per sé ai tempi non si parlava di sistemi Layer o di prefabbricati, qui è un sistema Varitech che sono dei tubi di acciaio che vengono assemblati, ci sono dei pali che vanno nel terreno 20 metri che riprendono i sforzi di trazione e compressione ed è un sistema che si monta e si smonta abbastanza in modo semplice e veloce e dunque diciamo che era lo stato della tecnica dei tempi.

Poi dopo negli anni le cose sono ovviamente, le tecnologie erano anche cambiate perché all'epoca nel 71 era stato fatto uno schermo in formato scope relativamente piccino e una delle ragioni appunto dell'arrivo di Patricia a Locarno Film Festival era appunto il miglioramento delle, soprattutto delle condizioni di diffusione sonora sulla Piazza Grande.

Ciò che fa la differenza a Locarno è che non progettiamo ne su un muro ne su delle schede e il suono è come in studio, quindi dietro lo schermo. Per essere dietro lo schermo bisogna avere dei piccoli buchi. I piccoli buchi non sono alleatori, sono qui con una regola molto precisa per che si senta bene. Noi abbiamo ripreso esattamente il concetto come in uno studio, come se avessimo dovuto fare un cinema al top.

La parte tecnica al livello massimo, credo, perché sono specialisti di questo, sono cresciuta. Patricia e Elena installano anche sale cinematografiche, hanno installato la La parte tecnica al livello massimo, credo, perché sono specialiste di questo, Patricia e Elena installano anche sale cinematografiche, hanno installato la Cinématheque di Lausanne, per esempio. Non è gente che si è improvvisata sonorizzatori di spazi cinematografici e anche a livello di immagine sono loro che hanno portato lo schermo a diventare più grande, i proiettori video sulla Piazza per proiettare i contributi, il pubblico, queste cose qua, ecco.  

Ma un suono metrisé in uno spazio aperto come una piazza open air non era scontato. Il vantaggio della Piazza Grande è che è comunque tutta chiusa sui vari lati, quindi comunque almeno il suono non si disperde. Il suono è come l'immagine in realtà, sono comunque delle onde che arrivano, sono delle linee che non vediamo ma che ci sono. E quindi il lavoro di Patricia è stato di riprodurre sulla Piazza Grande il più possibile quello che realizzi quando fai un mix audio in uno studio di registrazione.  

Perché la Piazza non c'è una simmetria, non ci sono pareti assorbenti messi al posto giusto. C'è un grande schermo, ci sono delle casse messe sui balconi, su dei pali.

Per definire quando mettere lo schermo, verificare con Moon&Stars, che loro abbiano tolto, che tu lo metti, lo schermo è in parte messo nella galleria La Mappo-Morettina, ci sono dei magazzini dove sono stoccate delle cose, non è che puoi toglierle quando vuoi, di organizzare, di fermare il traffico di notte per portare fuori le cose.  

C'erano circa 20 persone che aiutavano, alle 5 di mattina, perché aveva il meno vento, non poteva avere neanche un po’ di vento, e se piove c'è anche il vento, il vento si alza un po'. E poi, se il vento gonfia lo schermo, non si riesce a tenere. L'ho detto prima in un'intervista, se il vento entra diventa come una vela, si può solo correre, e poi si rompe lo schermo, e abbiamo avuto solo una tela.

Mi è sempre fatto un enorme piacere star lì a guardare cosa fanno quei 5, 6, 10 persone che salgono come scimmie fino a quell'altezza.  

Si inizia con lo srotolamento con la fixazione. Poi si attacca con le rolle di cable. Tutti insieme. Uno ha il commando superiore che dice: “tutti insieme. Solo l‘uno, solo il tre. Ancora un po', un po', un momento,“ e così via. Poi ho lasciato tutto questo ai montatori che poi l’hanno fatto loro, ma io ero lì e lo controllavo. Noi eravamo in tre o in quattro che potevamo sempre dire: “stop!“ E tutti si fermavano, perché non si poteva andare più avanti se si vedeva che s’incastrava, perché altrimenti la tela si sarebbe rotta.

Per uno schermo di 24 metri di basso su 14 di alto, una tavolozza di schermo con, all'inizio, 23,50 metri su 13,50, perché rimane per 3 anni (questo è una piccola parentesi). Durante tre anni si rilassava poco a poco, e dopo, praticamente al terzo anno, si è rilassata tutta la superficie possibile. Naturalmente, la tela è sottoposta al sole, al vento, alla pioggia, quindi la qualità di riflessione cambia.

Una volta quando la tela era srotolata per terra qualcuno ci è passato in bicicletta. Quindi si vedeva la traccia di bicicletta sullo schermo durante tutto il festival. C'erano molte cose a cui uno non pensa. Per esempio, finché noi non avevamo montato lo schermo non potevano montare il palco, finché non avevano montato il palco non potevano mettere le sedie, etc.

Sì, quando ho iniziato io le sedie erano il ring delle sedie rosse, oggi gialle, che c'era davanti al palco e poi c'erano ancora due file di sedie nere con qualche fila dietro. E c'erano due, tre bus posteggiati à côté della Piazza Grande dove si andava a prendere gli sgabelli, gli sgabellini, e bastavano, no? Negli anni sono aumentate sempre di più. Negli ultimi anni mettevamo giù 10‘000-12‘000 anche in certe occasioni di sedi, aumentando chiaramente anche noi il numero di collaboratori.

La Piazza Grande non era una zona pietona. Non essendo una zona pietona, bisognava sbagliare le sedie per far passare i veicoli. Quindi c'era tutta una squadra di persone che stavano sbagliando le sedie. Mi ricordo molto bene di questa Piazza, dove c'erano le pile di sedie per far passare i veicoli nel centro della Piazza.

I primi anni le macchine posteggiavano ancora in Piazza Grande e non solo i primi anni, fino a non tantissimi anni fa. Per cui da metà Piazza Grande in giù le automobili dovevano essere portate via entro le 17, 17.30. E succedeva quasi tutte le sere che una o due auto – o non leggevano i cartelli o non guardavano l'orologio – noi dovevamo posare le sedie e le macchine erano lì. Si chiamava il carroattrezzi e si facevano spostare.  

Si creava veramente un ambiente incredibile perché ci si trovava, adesso non ricordo più se erano le 6 o così, e in quella mezz'ora o 40 minuti bisogna uscire a mettere tutte quelle sedie che dovevi liberare ogni giorno per far passare le macchine, i camion che portavano alla coop, per esempio, le merci la mattina. dovevi posizionarle bene e aspettare che finisse la seconda proiezione se andava bene la prima se no la seconda e lì eravamo scaglionati in due squadre nel senso che sulla seconda proiezione rimanevano meno persone e poi dopo si mettevano tutte a posto e poi si ripartiva.

Prima di accendersi le luci, che era finito il film, per 10 minuti andavano i titoli di coda dei film, noi cominciavamo da in fondo verso la coppa a tirare via le sedie piano piano senza fare rumore Poi appena si accendevano le luci la Piazza si svuotava e noi velocissimi, tu, tu, tu, tu, tu tiravamo su tutte le sedie. E mi ricordo che comunque quando arrivavamo vicino ai ristoranti che chiudevano a quell'ora anche loro, pulivano le terrazze, chi sistemava la terrazza e così. arrivava sempre qualche pizza tagliata, qualche pacchetto di patate fritte, insomma ci davano da bere e col gruppo ci si sedeva nelle sedie rosse e si stava lì, si stava lì a ridere, scherzare, mangiare, bere e spesso volentieri si tornava a casa quando usceva il sole.

Un piccolo aneddoto che mi è stato raccontato, non di prima persona, era che chi ha fornito queste sedie non ha tenuto conto che piove, che ogni tanto piove. E  cosa succedeva? Che c'era l'acqua nella sedia e mi è stato raccontato che questa persona è andata col trapano a fare un buco in ogni sedia in maniera che non succedeva questo inconveniente.

Locarno c'è il problema della pioggia estiva, si deve decidere all'ultimo momento se spostare tutto al Fevi o stare in Piazza Grande. E lì non so esattamente chi si occupa di questi spostamenti, ma quello è molto importante, perché fanno tutto praticamente se non sta già piovendo e si decide all'ultimo, è letteralmente questione di un'oretta in cui si sposta tutto e quindi vuol dire spostare il tapeto rosso, tutti gli invitati.  

Un'esperienza è quando sei in Piazza e poi viene il temporale. E' molto impressionante. Viene giù con una tale forza. Non so se siete già stati seduti lì, o se correte direttamente al Fevi, che ormai c’è questa possibilità che una volta non c'era.

In effetti poi, negli anni, prima quando pioveva facevano solo la proiezione al Fevi, poi siccome c'era sempre gente che voleva restare anche sulla Piazza, il film viene passato contemporaneamente con uno spazio forse di un quarto d'ora e c'è gente che rimane lì con l'ombrello sotto la pioggia, con la mantellina così. Molto romantico, eh?

Dipendeva quanto era forte la pioggia e se avevi qualcosa da metterti, se avevi un giubbotto buono, potevi restare seduto. Quelli cogli ombrelli davano un po’ noia, perché ti coprono la vista...

Io mi ricordo anni in cui il film partiva sulla Piazza, dopo un rullo cominciava a piovere e allora la Piazza si alzava in piedi, andava a prendere i bus, si spostava al Fevi e la bobina, la prima finita, ripartiva al Fevi con un décalage di un rullo, non venivano più montate, si andava giù, si faceva la proiezione, si ripartiva a volte.

E mi ricordo di questo Fevi pieno di gente con l'umidità dei corpi, c'era un caldo pazzesco, c'era una specie di condensa nell'aria perché tutta l'acqua che tutti avevano preso comunque si sentiva, era proprio palpabile, c'era un'atmosfera densissima. Però rimane il fatto che il film è stato comunque bellissimo da vedere. Oppure altre volte dove, cioè, follia, però ti dici, perché stare sotto l'acqua in Piazza a vedersi un film? Però sì, cioè...

E quando piove, piove. Piove sulla Piazza, si ha bisogno di un manto di pioggia. Non un’ombrello, un manto di pioggia. E poi il suono, abbiamo ciò che possiamo. L'immagine, abbiamo ciò che possiamo. Perché, come quando piove molto, la pioggia cade sullo schermo. Cadendo sullo schermo fa come un film. Il film corre attraverso lo schermo. E chiude i buchi. e chiudendo i buchi è come avere un raffreddore. Questa è la situazione. Poi per l'immagine perdiamo la luminosità.  

Grandine anche abbiamo avuto un paio di volte, una grandine molto forte che ha rotto pure mia macchina che stava sulla Piazza, ma comunque allo schermo non ha fatto niente. Perché ovviamente lo schermo sta in verticale e quindi i grossi chicchi di grandine non danneggiavano la tela. Non è successo niente.

Sull'onda del calore mi ricordo quell'anno di canicola pazzesca che era il 2002, una cosa del genere, giù di lì. Piazza Grande, cioè era una roba... si faceva fatica a stare lì in mezzo perché era veramente iper, iper, iper caldo. Quindi sì, penso che come roba fisica il calore sia un elemento che è abbastanza emblematico. In particolare la Piazza con 8‘000 persone dopo delle giornate di 45 gradi, senza un filo di vento appunto. No, in realtà la pioggia è anche un elemento molto pregnante.

Per fortuna negli ultimi anni ha piovuto di meno. Vedi il cambiamento climatico, da qualche parte, malgrado i suoi disastri, in quella situazione che non piova, per noi certamente, per tutti in realtà, per lo stesso Festival del Cinema, quando piove in Piazza è chiaro che è meno bello, dopo si va nelle sale, la Rotonda, tutti evidentemente che le attività ad aperto hanno questo problema, che se c'è una pioggia intensa. E chiaramente il pubblico se ne va, rimane generalmente solo il personale da solo,  

Nel 1970, un giorno, eravamo a Kursaal. Il pomeriggio c'era un temporale che cominciava a scendere. Stavamo guardando un film bulgaro al Kursaal. Era una bufera terribile. Non sapevamo cosa stava succedendo. Il film si è fermato. Tutto si è fermato. Siamo andati fuori. Pioveva in modo molto forte. Il lago iniziava a montare, montare, montare. E verso le quattro e mezzo, le cinque, c'era già dell'acqua che arrivava davanti all'Jelmoli, che è diventato un Globus dopo, c'era dell'acqua là davanti.  

Nel 1978 c'è stata l'alluvione, è stata chiusa la Piazza, è stato un disastro terribile, eccetera, per tutta la regione. Però il festival è continuato, cioè quando si è finito, insomma, c'è stato due o tre sere di pausa, e poi si è ricominciato con "l'Albero degli Zoccoli", un bellissimo film di Ermanno Olmi che aveva vinto la Palme d'Or a Cannes e anche lì si è riempita la Piazza con un'umidità incredibile perché i ciotoli della Piazza erano proprio saturi cioè la Piazza era satura d'acqua. Non c'era più acqua sotto ma si sentiva l'umidità addirittura un mio zio è venuto a vederlo sul palco nel mese di agosto, per dire questo è il fascino della Piazza.

Però ad agosto, quando da giovane andavo al festival, il primo temporale di agosto portava quell'aria, quella luce, quella temperatura che soltanto lì si sentiva. Era l'inizio, come per dire, sta finendo l'estate e sta per affrontare l'autunno. E il festival era un momento in qualche modo che spezzava questa cosa e io mi ricordo le notti in Piazza Grande avevano questa sensazione.

Vivere un film con diecimila persone, si ride tutti assieme, si piange tutti assieme, dà un'energia, è qualcosa di veramente magico.

Quello che fa anche impressione è quando 10'000 persone applaudiscono all’improvviso.  

Per esempio, ho un grande ricordo su un film che ho visto in Piazza, “Speed“, che dopo 30 secondi eravamo tutti sul bordo della sedia perché presi da questo film impressionante.  

credo che molti avranno parlato anche della serata dell'82, “La Notte Di San Lorenzo“ dei fratelli Traviani, dove si vedeva appunto il 10 d'agosto le stelle cadenti.

Uno dei momenti in assoluto più divertenti vissuti in Piazza Grande era la proiezione del film “Lagaan“, che fra l'altro era un film lungo, cioè almeno adesso io me lo ricordo come un film di minimo tre ore. Un momento di collegialità pazzesca, cioè la gente era lì che tifava per le due fazioni, c'era proprio una simbiosi totale fra la Piazza e il film.  

Perchè ovviamente si aggiungieva la sensazione dell'aria, dell'atmosfera, del cielo, del cielo di notte sulla Piazza. La fascinazione della Piazza è una cosa che esiste solo a Locarno. 

Molti sono i momenti forti vissuti in Piazza Grande: un film indimenticabile in uno scenario incomparabile (il cielo stellato durante la proiezione de La notte di San Lorenzo alla fine dell’estate del 1982), la frenesia di migliaia di persone che vivono all’unisono i colpi di scena di un film d’azione (Speed nel 1994), il silenzio assoluto di una folla rapita da un’atmosfera meditativa (Perché Bodhi-Dharma è partito per l’Oriente? nel 1989) o ancora scene di festa e danza (Lagaan – C’era una volta in India nel 2001). Quattro film, quattro momenti collettivi. Naturalmente, l’elenco non finisce qui. 

Tutti questi momenti rimasti impressi nella memoria sono stati resi possibili dal lavoro delle cineaste e dei cineasti. Ma come rendergli omaggio? Come creare un’atmosfera adeguata in una piazza lastricata proprio nel centro della città, divenuta dal 1971 il luogo emblematico del Festival di Locarno? E cosa occorre per garantire proiezioni all’aperto che rispettino le specificità architettoniche di Locarno? Questo videoclip presenta il lavoro poco conosciuto svolto attorno a Piazza Grande: il montaggio dello schermo e di tutta l’infrastruttura tecnica, la parte audio e video, il dietro le quinte della scena principale, ma anche la sistemazione di migliaia di sedie. Affronta anche una delle principali sfide di questa sala cinematografica unica al mondo: le condizioni atmosferiche. I testimoni ricordano i potenti temporali che hanno costretto molte persone a una vera e propria transumanza sotto la pioggia per trovare riparo al Fevi, ma anche momenti indimenticabili legati al caldo di una fine estate ticinese.